Che cos’è l’argilla?

L’argilla?

Come si lavora l’argilla?
Cuocere la ceramica: i cicli per un risultato ottimale
Tipologie di minerali da cui deriva la ceramica
Le aree in Italia in cui troviamo l’argilla

L’argilla o creta è la materia prima usata per la fabbricazione della ceramica. Si trova di solito a 50 cm/1 m circa di profondità nei punti dove la terra si è staccata di netto, sui gomiti o nelle crepe vicino ai torrenti. Le argille sono di vari colori a seconda del terreno da cui provengono. Nella tradizione veniva prelevata dai letti di fiumi o dalle cave, battuta e depurata per poi essere lavorata manualmente.

Da cosa è composta l’argilla?

L’argilla sotto il profilo mineralogico è una roccia composta, da uno o più minerali, classificati chimicamente come silicati idrati di alluminio con quantità subordinate di altri elementi quali: magnesio, sodio, potassio, calcio e ferro. Le argille dal punto di vista cristallografico appartengono ai fillosilicati da “fullon” dal greco foglia, di fatti, la sua struttura chimica è composta da strati di elementi combinati atomicamente in teatraedri e ottaedri che formano dei “pacchetti”, che costituiscono l’unità fondamentale della sostanza. Tra gli interstrati dei pacchetti oltre che al sodio ed al potassio vi risiedono alcune molecole d’acqua, tipiche dei materiali argillosi, chiamate acqua degli interstrati.

Come si lavora l’argilla?

Con l’impasto bello pronto non rimane che modellarlo secondo la propria creatività o la propria necessità. Prima dell’avvento del tornio e di altre tecniche i manufatti erano realizzati unicamente a mano libera, ma le possibilità aperte dalle diverse lavorazioni hanno permesso di creare oggetti sempre più belli e sofisticati.

  • Modellazione a colombino: prevede dapprima la formazione dei cosiddetti colombini (lunghi cilindri di argilla stesi con le mani) i quali vengono poi arrotolati uno sopra l’altro per formare vasi o ciotole.
  • Modellazione a lastre: dal blocco di argilla si tagliano delle lastre che vengono stese col mattarello e successivamente tagliate a stampo o unite fra loro.
  • Modellazione al tornio: lavorazione ideale per il vasellame, consiste nell’usufruire di un piatto con supporto girevole attivabile tramite pedale. Ponendo il panetto di argilla al centro dell’asse di rotazione è possibile modellare con precisione utilizzando le mani mentre il tornio gira.
  • Modellazione a stampo: il primo passaggio di questa lavorazione consiste nell’allestimento di uno stampo in gesso entro cui colare l’argilla liquida in attesa della sua essiccazione, rifinitura e quindi della cottura.

Il tipo di modellazione effettuata non può prescindere dal passaggio dell’essiccatura prima di procedere con il forno. 

Quella cotta a bassa temperatura dà la maiolica, a temperature superiori il grès e con l’aggiunta di smalto ad alta temperatura si ottiene la porcellana. I passaggi successivi alla lavorazione e modellazione della terra argillosa sono l’essiccazione e la cottura, che concludono il processo di creazione.

Cuocere la ceramica: i cicli per un risultato ottimale

La cottura della ceramica è il processo conclusivo che definisce il prodotto finale in ogni sua caratteristica. Se nei tempi antichi era necessario costruire delle fornaci appositamente pensate per questo materiale, ora sul mercato è possibile trovare forni di ultima generazione a gas o elettrici che consentono un controllo superiore in ogni momento della cottura.

La progettazione e il controllo del ciclo di cottura (che dura molte ore) sono fondamentali per evitare eventuali danni causati da sovracottura o sottocottura. La sovracottura provoca una vetrificazione eccessiva con conseguente formazione di bolle e deformazione dell’oggetto, nella sottocottura non avviene la fase vetrosa e ne risulta un oggetto troppo fragile. Le temperature in genere vanno ben oltre i 1000° gradi e il picco massimo varia in base al tipo di argilla, così come si diversificano le curve di crescita e decrescita, che devono essere sempre graduali e pre-impostate in maniera precisa. Ecco una breve lista di punti cottura ideali per diversi tipi di argilla:

  • Terracotta – tra i 960° e i 1030° gradi.
  • Terraglia – tenera tra i 960° e i 1070° gradi, dura tra i 1050° e i 1150° gradi.
  • Gres – tra i 1200° e i 1300° gradi (si tratta di un materiale dalla forte vetrificazione e impermeabilità).
  • Porcellana – tenera tra i 1200° e i 1300° gradi, dura tra i 1200° e i 1300° gradi (la seconda prevalentemente per uso industriale).
  • Ceramica High-Tech – tra i 1400 e i 1700° gradi grazie all’aggiunta di caolino e allumina.

Tipologie di minerali da cui deriva la ceramica

I feldspati sono un gruppo di minerali molto diffusi, che entrano per circa il 60% nella composizione delle rocce costituenti la crosta terrestre. Molto utilizzati per la ceramica.

Il caolino è una roccia sedimentaria costituita prevalentemente da caolinite, un minerale silicatico delle argille. La sua colorazione è solitamente bianco-grigia (da qui viene più comunemente chiamato “argilla bianca”), molto usata nel settore edilizio.

Argilla refrattaria usata per la ceramica Raku

Argilla rossa utilizzata molto anche per la cura della pelle. Il colore dipende dai composti di ferro  e di sostanza carboniosa di origine organica.

Il talco è un minerale di origine secondaria, presente sia nelle rocce eruttive, sia, di frequente, in quelle metamorfiche.

Argilla plastica – contiene percentuali minori di carbonato di calcio, di magnesio, alcali.

Sono molteplici le tipologie di ceramiche, ma nel complesso sono suddivisibili in due gruppi:
le ceramiche a pasta compatta e quella a pasta porosa. 

  • La tipologia a pasta compatta comprende porcellane e gres, è caratterizzata da bassa porosità, notevole inscalfibilità e da una buona impermeabilità.
  • La tipologia a pasta porosa, ovvero terracotta, terraglia e maiolica, sono ovviamente porose e meno resistenti, tendendo quindi ad assorbire i liquidi.

Le aree in Italia in cui troviamo l’argilla

Piemonte
I giacimenti piemontesi sono in gran parte concentrati in una fascia che abbraccia Canavese, Biellese e Prealpi Vercellesi e Novaresi. Sono presenti in diverse giaciture, che vanno da sedimenti fluvio-lacustri e fluvio-glaciali a depositi di alterazione in siti di vulcaniti riolitiche. Le zone estrattive più importanti sono quelle di Lozzolo-Gattinara, Boca-Maggiora e Castellamonte-Vespia.

Alpi centro-orientali
I giacimenti di estensione modesta sono connessi con l’alterazione di vulcaniti di età triassica (è il primo periodo del Mesozoico o Era Secondaria, compreso tra 252,2±0,5 e 201,3±0,2 milioni di anni fa, tra il Permiano e il Giurassico.) Feldspati e sabbie quarzo-feldspatiche: il Trentino e la Lombardia hanno rappresentato per decenni la principale area italiana di approvvigionamento di materiali feldspatici. Il deposito più importante era quello di Giustino in Val Rendena. Talco: mineralizzazioni sono presenti in Valmalenco nelle ofioliti delle falde pennidiche.

Emilia-Romagna
le tradizionali fonti di materie prime per l’industria delle piastrelle sono localizzate entro le successioni sedimentarie “liguridi”, “epi-liguridi” e del margine appenninico, affioranti in larga misura nelle province di Reggio Emilia, Modena e Bologna. Le tipologie di materiali sono tre:
-Argille plastiche con scarsi carbonati e ricche di ferro (Cretaceo superiore-Eocene medio) riferibili alla Formazione di Montepiano (bacino Secchia-Dorgola) o alle Argille Varicolori (Badia di Monte S. Pietro), alle Argille di Val Rossenna (Morano) o alla F. di Sillano.
-Argille siltose e siltiti argillose con un discreto contenuto di carbonati, costituenti i livelli più fini delle sequenze torbiditiche della F. di Ranzano (Oligocene), escavati nella valle del Secchia. Argille marnose e marne argillose che costituiscono varie sequenze di mare profondo, litologicamente piuttosto uniformi, (Pliocene inferiore-Pleistocene inferiore) distribuite lungo il margine appenninico (Rio Rocca e Riola). Sabbie quarzo-feldspatiche sono coltivate nel Bolognese (Colombara e Vado).

Toscana e Lazio

Si trovano fenomeni di alterazione idrotermale e/o esalativa a carico di vulcaniti quaternarie hanno portato alla formazione di depositi caolinitici, spesso accompagnati da alunite.

Calabria
Feldspati e sabbie quarzo-feldspatiche: sono sfruttati i differenziati acidi presenti negli estesi affioramenti di rocce granitoidi della Sila e delle Serre.

Sardegna
La Sardegna è andata assumendo, negli ultimi decenni, un’importanza crescente nel panorama delle materie prime per ceramica, grazie ai cospicui giacimenti di materiali feldspatici e di argille caolinitiche Materiali argillosi: sedimenti illitico-caolinitici di ambiente lacustre del Giurassico sono distribuiti in un’area compresa fra Laconi ed Escalaplano (Argille del Sarcidano). I principali siti estrattivi, che complessivamente hanno fornito oltre 3 milioni di tonnellate di argilla, sono quelli di Pitzu Rubiu e Funtana Piroi. Argille caolinitiche sono recuperate come sottoprodotto della lavorazione delle sabbie arcosiche del Sassarese

Fonte geologica: Research Gate