Richard Dolker e i tedeschi di Vietri

Gli artisti vietresi del Nord- Europa

Richard Dolker è un rivoluzionario della ceramica artistica vietrese. Durante la prima metà del ‘900 si è da subito distinto grazie alle sue doti artistiche, basti pensare che dopo numerosi viaggi in Italia quando approdò a Vietri sul mare, nel 1923, fu subito invitato a decorare dei piatti per la fabbrica di ceramica Avallone con cui cominciò una proficua collaborazione. Fu proprio in questi anni che elaborò la sua famosa idea del ciucciariello vietrese (l’asinello simbolo ormai di Vietri sul Mare). Nel 1927 ritornò a Vietri perché convocato a dirigere, dall’industriale ceramista Max Melamerson, la manifattura ceramica I.C.S. (Industria Ceramica salernitana), in seguito, ritornò in Germania dove si occupò dell’insegnamento.

È considerato il capogruppo della colonia di artisti provenienti dal nord Europa, noti come i “Tedeschi di Vietri” che rivoluzionarono lo stile ceramico vietrese.

Quali sono le caratteristiche dello stile di Dolker?

  • Accostamento di colori contrastanti
  • Pochi passaggi di ombre e senza sfumature
  • Fondali scuri, notturni e misteriosi

Il periodo tedesco è cosìdetto perché descrive gli anni in cui Vietri era colonia di tanti artisti provenienti dall’Europa Centrale. Tutto ebbe inizio grazie a Max Melamerson, un ebreo polacco che abbandonò la Germania dove iniziava a crescere un clima di intolleranza verso la popolazione ebrea. Giunse così a Vietri con la moglie Flora, nonostante fosse un artista, nutriva anche un forte spirito da imprenditore e così, riconoscendo nel territorio di Vietri il valore della manualità degli artigiani diventa il promotore di un rinnovamento stilistico. Creò il suo laboratorio e invitò molti artisti a trasferirsi a Vietri, tra questi: Irene Kowaliska, Gunther Studemann, Margherita Thewalt. Si tratta di pittori e decoratori che creano un’ondata di cambiamento stilistico a Vietri, riportando in auge l’arte artigiana che aveva subito un rallentamento in quel periodo. I tedeschi di Vietri introducono la “globalizzazione dell’arte” ossia il desiderio di confrontarsi con altre culture artistiche e di farsi conoscere anche al di fuori dei confini del proprio paese. In questo periodo si è avuto un arricchimento del patrimonio iconografico della ceramica vietrese in un momento storico in cui i decori erano solo floreali o inerenti alla frutta oppure ad immagini sacre. L’arrivo di questi artisti consente la ripresa a Vietri di una produzione artistica di qualità precedentemente quasi abbandonata in favore di riggiole, e dunque la rivalutazione della lavorazione ceramica spesso considerata una sorte di arte minore quale vera “arte” con una valenza non solo funzionale, ma anche espressiva.

La ceramica di Vietri nel dopoguerra

Purtroppo l’avvento della seconda guerra mondiale costrinse molti di questi artisti ad andar via da Vietri in quanto ritenuta poco sicura. La guerra da un lato pose in modo drastico alla fine dell’epopea del periodo tedesco e dall’altro, la sua conclusione, gettò le basi per un nuovo rilancio delle ceramiche vietresi. La fortuna si ebbe, grazie alla sua particolare posizione geografica che consentì ai soldati, stanziati lì, di conoscere il territorio e le su peculiarità; e qui nonostante il contesto drammatico che si viveva, la ceramica riprese il suo percorso senza sosta. Il rilancio della produzione della ceramica a Vietri è stata possibile grazie all’eredità lasciata dagli artisti stranieri; il contributo dei tedeschi di Vietri ha influenzato un’intera generazione di artisti del luogo che ne hanno proseguito l’opera. 

I ceramisti vietresi, seppur orfani dei tedeschi,  aprono le porte ad una nuova generazione di artisti. Tra gli artisti che giungono abbiamo Amerigo Tot, scultore ungherese, Giuseppe Capogrossi, l’architetto Paolo Soleri che è l’autore rivoluzionario della nuova fabbrica Solimene. Vietri diventa così il luogo in cui non solo si produce ceramica, ma anche quello in cui si svolge attività di ricerca e sviluppo nell’ambito della produzione di ceramica.

Il Museo della Ceramica Villa Guariglia

Il Museo della Ceramica è stato costituito nel 1981 nella Torretta di Villa Guariglia in Raito di Vietri sul mare. La villa ha una posizione strategica si affaccia sul golfo di Salerno, ed è il risultato di varie trasformazioni che nel corso del 1800 ne mutarono l’aspetto. All’interno è possibile individuare tre settori principali: il primo dedicato agli oggetti religiosi e di devozione, il secondo contiene una ricca raccolta di oggetti di uso quotidiano, la terza una vasta raccolta dei pezzi del Periodo tedesco ( 1929-1947).